REMEMBER

Remember significa ricordare. E ancora oggi ci sono tante cose da custodire nella nostra memoria su un tema così importante come l’Olocausto.

Io, Alessandro e Francesco vi racconteremo in quest’articolo, uno dei film più significativi su questo argomento ma anche sulla degenerazione fisica e psicologica che porta la demenza senile. Si tratta di “Remember” film del 2015 diretto da Atom Egoyan e presentato alla 72° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Il protagonista della storia è Zev Gutman, un anziano ebreo affetto da demenza senile che vive in un ospizio insieme al suo amico Max. Un giorno Max convince Zev a partire alla ricerca del nazista responsabile dell’uccisione delle loro famiglie ad Auschwitz  e si scoprirà dopo varie indagini che sarà proprio Zev ad esserne il responsabile.

Ci ha incuriosito il fatto che il produttore Robert Lantos non era interessato a trattare i temi dell’Olocausto e della demenza. Tuttavia, Remember è qualcosa di molto diverso. È una storia intima, ambientata ai giorni nostri, ma originata da un evento capitato 70 anni prima. Infatti, col passare degli anni si è sviluppata una crescente consapevolezza del numero di criminali di guerra della Seconda Guerra Mondiale tuttora irreperibili e tuttavia sempre più anziani.

Una citazione del film molto significativa è : “Il passato non può guarire senza giustizia”.

Secondo noi è importante conoscere il passato anche se difficile da accettare e rimane una ferita aperta. L’importante è rendersi conto dell’errore e dell’ingiustizia commessa.

Perdoni Martina – Di Lernia Francesco – Sattin Alessandro – 5Csss

GIORNATA DELLA MEMORIA

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime della Shoah.
Perché proprio il 27 gennaio? In quel giorno nel 1945 le truppe dell’Armata Rossa dell’Unione Sovietica, impegnate nella offensiva contro la Germania nazista, arrivarono alle porte del campo di sterminio di Auschwitz e lo liberarono.
L’apertura delle porte di quel campo, sul cui ingresso campeggiava la sarcastica quanto crudele frase “il lavoro rende liberi”, ci ha obbligato a fare i conti con una delle più atroci tragedie dell’umanità.
Quando recentemente i tifosi della Lazio, per prendere in giro i loro avversari, hanno scherzato con l’immagine di Anna Frank, morta a 16 anni nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, significa che hanno perso la memoria (o forse non l’hanno mai avuta?).
È fondamentale ancora oggi ricordare quanto è accaduto, perché, come scriveva Primo Levi nel romanzo “Se questo è un uomo”, i campi di annientamento hanno programmaticamente voluto demolire l’uomo e la sua dignità. La Shoah, termine ebraico che significa “catastrofe” e “distruzione”, non può essere liquidata come uno dei tanti terribili eventi storici. Primo Levi sosteneva che “la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo”: è, quindi, importante ricordare attraverso immagini, testimonianze, video e soprattutto attraverso la riflessione.
L’uomo per autodifesa è incline a dimenticare le pagine più buie, il tempo facilmente cancella le cose e l’indifferenza fa il resto. È compito di ognuno di noi ricordare: è un impegno che prendiamo verso noi stessi e verso l’umanità.

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

Proprio per non dimenticare, noi alunni di 2^Cat insieme all’insegnante d’italiano Francesca Gramegna e alla docente d’arte M.Teresa Carossa, abbiamo stravolto la classica lezione frontale a favore dell’attività “Segni e parole”. Lasciandoci guidare dalle parole dello scrittore P.Levi, dall’accompagnamento musicale al pianoforte suonato dalla nostra compagna  Angela, abbiamo creato segni neri, come nero è l’orrore della guerra. Segni graffianti, pastosi, a volte leggeri altre volte pesanti. Unendoli è nato un grande dipinto sul quale abbiamo timbrato la frase del libro che più di ogni altra rappresenta un pensiero di speranza per il futuro: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.                                                                                           

Sul canale YouTube della scuola è possibile vedere il breve video della giornata. Ecco il link.

La classe 2^Cat

STUPEFATTO … avevo 14 anni, la droga molti più di me.

Noi studenti insieme ai professori dell’Istituto Einaudi, il 15 gennaio 2018 ci siamo recati all’ Auditorium BPL di Lodi per assistere allo spettacolo “Stupefatto”. Pensavamo fosse la solita lezione sulla droga e sulla dipendenza, ma alla fine siamo rimasti a bocca aperta.        L’interprete, Fabrizio De Giovanni,  è stato molto bravo e ha reso lo spettacolo interessante e coinvolgente.  In un monologo di un’ora e mezza, ha raccontato la storia autobiografica di Enrico Comi, evidenziando i pericoli della droga ai giovani; cosa vuol dire iniziare a fumare uno spinello, o voler provare che effetto fa la cocaina, o “sballarsi” con una pasticca tanto per divertirsi. Una storia vera, a tratti cruda e non lontana dalla nostra vita.

Se vi abbiamo incuriosito, ecco la promo dello spettacolo che trovate su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=zdaisz9x5LE

In un momento di riflessione personale, molti alunni hanno scritto dei commenti che v’invitiamo a leggere perché esprimono i sentimenti provati e l’emozione scaturita dopo lo spettacolo.

”Ormai drogarsi è diventata quasi una moda, sembra essere la normalità a causa anche delle credenze scorrette che circolano tra la gente. Sicuramente questo spettacolo ha aperto veramente gli occhi a chi non è consapevole pienamente di cosa può comportare la dipendenza.”
A. (18 anni)

”Penso che ascoltare le esperienze personali aiuti a capire a volte i valori persi. Sarebbe bello avere un incontro in classe, ma senza conoscere la storia, per catturare maggiore attenzione. Mi auguro che questa giornata sia servita a molti ragazzi.”
F.

”Mi ha colpito tantissimo, ma mi ha fatto anche paura. Si finisce in un casino così grosso in così poco tempo e non sempre si ha la forza di poterlo superare, ma quello che mi ha colpito di più è Enrico che è stato d’esempio.”
D. (18 anni)

”Sono rimasta sbalordita da questa storia, mi ha fatto capire molto, in particolare che non bisogna nascondersi dietro le droghe, mai e poi mai, perché la vita bisogna viverla ogni attimo senza mai sprecare un secondo.”
I. (15 anni)

”Questo spettacolo mi ha permesso di capire qualcosa in più su questo mondo. Ora ho le informazioni necessarie per capire che anche solo la curiosità di farsi un tiro di canna ti allontana dal mondo reale ed è pericoloso.”
L. (20 anni)

”Mi ha fatto piacere sentire parlare di quest’argomento perché anche se può sembrare banale per alcuni questa è vita. Mi ha fatto piacere incontrare Enrico e vederlo affrontare la sua storia con noi.”
V. (18 anni)

”Fra tutti gli spettacoli che ho visto questo, è il migliore perché all’inizio del teatro le prime parole che sono passate in testa a Enrico le ho avute anch’io. Grazie per avermi aperto gli occhi.”
N. (16 anni)

”Questo incontro è stato molto utile a fare chiarezza su quest’argomento che tutt’ora è un tabù, fa strano parlarne. Avere poi come esempio una persona vera apre gli occhi in maniera diversa.”
A. (17 anni)

”Lo spettacolo mi ha molto commosso ed emozionato, ponendomi di fronte una storia reale. Personalmente non fumo neanche le sigarette, ma spero che con questa storia tanti di noi si rendano conto a cosa vanno incontro!”
S.

”Bellissimo spettacolo, l’attore che sa emozionare e sa emozionarsi! Sono fiera di Enrico e di quello che è diventato.”
D. (18 anni)

”Penso che chi abbia vissuto, chi abbia visto la morte in faccia e sia riuscito a superare tutto sia un eroe e come tale, possa salvare le vite altrui perché prevenire, è meglio che curare.”
M. (19 anni)

”Lo spettacolo mi è piaciuto molto, perché si basa su un fatto realmente accaduto. Grazie per averci dato la possibilità di conoscere la storia di Enrico, che ci ha dato il vero esempio.”
A. (21 anni)

”Non ho mai fumato nemmeno una sigaretta e ammetto che non sono molto informata sulle droghe e questo spettacolo mi ha aiutato a capire come si sente la gente in quello stato.”
G. (16 anni)

”E’ stato molto bello e costruttivo. Ci vorrebbe più gente come voi, in grado di spiegare ai ragazzi qual è la cosa più giusta da fare! Spero di rivedervi, grazie!”
C. (21 anni)

”Lo spettacolo è stato molto intenso, da un punto di vista emotivo mi ha coinvolto tantissimo grazie alla resa artistica. Il messaggio trasmesso è veramente forte. Grazie”
P.

”Mi ha fatto capire molto meglio le droghe, anche se non ho mai fumato neanche le sigarette, non voglio che dei miei amici facciano una brutta fine. Grazie mille Enrico!”
A. (15 anni)

”Penso che ascoltare l’esperienza di un ex tossico possa far ragionare le nuove generazioni su quanto la droga possa far male a noi stessi ed ai nostri cari.”
G. (17 anni)

”Mi sono emozionata molto perché ho una persona molto vicina a me che fa uso di droghe leggere, e spero che un giorno smetta perché gli voglio davvero bene.”
S. (16 anni)

”Apre gli occhi agli studenti prima che prendano le decisioni sbagliate nella loro vita e prima che diventi difficile da tenere nella propria mano.”
G. (17 anni)

”E’ stato molto interessante e ti fa pensare molto su un argomento che ormai è molto attuale. Ringrazio Enrico per averne parlato con noi.”
B. (19 anni)

”Molto coinvolgente soprattutto sono stati spiegato bene i meccanismi che inducono a provare le droghe e che creano la dipendenza.”
G.

”La voce narrante ha avuto un’ interpretazione fantastica, lo spettacolo è stato stupendo e personalmente il messaggio è arrivato.”
F. (16 anni)

”E’ stato un bello spettacolo. E’ importante per la gente, perché la droga fa morire, è una cosa brutta per il corpo”
W. (16 anni)

”Incontro molto interessante e spiegato così risulta ancora più forte. Argomento delicato, in particolare per quest’età.”
V. (19 anni)

”E’ stato molto emozionante e istruttivo. Penso di aver capito davvero cosa significa la parola droga. Grazie!!!”
V. (16 anni)

”Un racconto molto intenso ed emozionante soprattutto quando ho potuto conoscere il protagonista di persona. Grazie.”
A. (17 anni)

”Mi è sembrato molto interessante e mi è servito tanto sia adesso che per la vita di domani. Grazie tanto.”
F. (17 anni)

”E’ stato il metodo più efficace che abbiano mai usato con noi giovani per parlare delle droghe.”
C. (19 anni)

”Spettacolo bello, pieno di emozioni, coinvolgente, semplice nella narrazione e sopratutto vero.”
O. (17 anni)

”Mi sono sentita coinvolta avendo aiutato il mio ragazzo ad uscire da questa stessa situazione”
G. (14 anni)

”Mi ha fatto provare emozioni forti, mi ha fatto vivere la storia con i miei occhi”
I. (16 anni)

”Mi è piaciuta molto la storia del ragazzo, insegna la volontà di finire qualcosa”
A. (18 anni

”Mi ha fatto riflettere sulla mia vita e alcuni miei amici, mi ha commosso.”
G. (16 anni)

”Non riesco a trovare le parole giuste. E’ stato veramente bello.”
T. (17 anni)

”Una storia amara che fa riflettere sulla fragilità della vita.”
A.

”Ho ragionato su questo argomento dopo questo spettacolo”
R. (15 anni)

”Mi sono commossa… Ho sentito un nodo alla gola…..”
I.

”Argomenti di vita vera che possono accadere a tutti”
E. (14 anni)

”Molto educativo, fa riflettere molto su se stessi!”
N. (16 anni)

”Una grande lezione di vita. Cruda e diretta.”
G.

”Mi ha convinto a non usare droga e bere.”
S. (15 anni)

”Arriva dritto al cuore e fa riflettere”
G. (17 anni)

”Non fumerò più, mi ha colpito. Grazie”
E. (16 anni)

”Spettacolo che lascia il segno”
A. (17 anni)

”Non mi drogherò mai.”
A. (20 anni)

Adriana e Giulia 2Cat e il contributo della 3Bss